

PASSEGGIATA TABUCCHI 7
Casa Tabucchi
Via dei Magagna, 21 (ora 25)
Nel settembre del 1943 Antonio Tabucchi, appena nato nell’Ospedale di Santa Chiara a Pisa, città martoriata dai bombardamenti, fu portato dai suoi genitori nella casa dei nonni paterni in via dei Magagna a Vecchiano. Oltre a trascorrervi la prima infanzia, Antonio ritornò poi da adulto in questa casa, nel 1973, quando nacque la figlia Teresa. Insieme a sua moglie, Maria José, e al loro primogenito Michele, lasciò la casa di via Trieste, a Pisa, dove ormai stavano stretti. La casa di Vecchiano invece era bella ampia, ci sarebbe stato spazio per la vita familiare e per lo studio e i bambini sarebbero cresciuti in campagna. All’ingresso del giardino c’erano due grandi platani e Antonio piantò un limone a cui fu sempre molto affezionato.
L’interno dell’immobile fu organizzato su due piani, di sopra le stanze da letto e al pianterreno la zona di lavoro e di convivenza, come è rimasta fino a oggi: scaffalature, tappetti, tavoli grandi, una piattaia e una madia antica. Il tavolo da pranzo in soggiorno, di un verde molto allegro, con le sedie uguali, attorno al quale tutt’ora si ritrovano i soci dell’Associazione dedicata allo scrittore.
Da via dei Magagna, Antonio e Maria José sono partiti per i loro viaggi in Portogallo e in tutto il mondo, e qui sono tornati a progettare nuove partenze, così come a rifugiarsi tra i libri, a studiare, ad accumulare i ricordi di una vita, come quadri, maioliche, e presto anche targhe e premi. Questa casa custodisce, oltre alla dimensione privata di una famiglia, anche una storia di successi letterari e accademici, così come l’affetto di grandi artisti con i quali Tabucchi ha avuto la fortuna di lavorare.
Questo luogo è anche la bottega dell’artigiano o l’opificio dell’artista. Nello studio, c’è una lunga scrivania dove Tabucchi ha abbozzato molte delle sue opere, ma non Sostiene Pereira, che fu invece scritto, in piedi, sulla madia della sala da pranzo, tra il primo luglio e il 25 agosto del 1993.
E poi i libri e la biblioteca che, dallo studio, si è allargata in ogni stanza. Lo studio di Antonio conserva un grande armadio a vetri con la Letteratura straniera, ordinata secondo le varie lingue (letteratura francese, spagnola, sudamericana, inglese, americana, tedesca, russa, giapponese, eccetera). Lungo un’altra parete c’era una scaffalatura aperta per i classici italiani e per la Storia e la Filosofia. E ancora una sessione più piccola per la Musica e il Cinema. Dietro la sua scrivania di legno chiaro, i dizionari, il Battaglia e il Morais (portoghese) in vari volumi, le opere di qualche autore più amato, come Conrad, e anche i volumi con la traduzione dei suoi libri in tante lingue. Ma la scaffalatura più ricca rimane quella della Poesia, con le opere di tanti poeti di tutto il mondo.
Nell’ingresso, invece, sopra un bell’armadio di noce, si trovano le scaffalature eleganti disegnate dall’architetto Pietro Ferri, contenenti la narrativa italiana del Novecento e, su un’altra parete, tutta la saggistica. Tra la sala da pranzo e l’ingresso un’altra scaffalatura aerea alberga le riviste e tutta una serie di guide di diversi paesi, città e musei. Antonio amava molto le guide e ne aveva anche più di una per ciascun paese. Girando verso la cucina, quando meno te lo aspetti, proprio dietro alla porta, ecco la pergamena di un premio importantissimo: il “Médicis Étranger”, conquistato in Francia grazie a Notturno indiano, conferma che l’alto e il basso possono convivere anche nel piccolo spazio di un tinello.
Questa casa, lungi dall’essere un museo o il deposito di un tempo perduto, ha dunque ancora tutto il fascino di un’officina letteraria e allo stesso tempo conserva la dimensione familiare di quando era abitata da adulti e bambini, come lo studio di Maria José, per gli amici “Zé”, dove si trovavano la televisione e l’impianto stereo, e dove per anni la famiglia si è riunita per vedere un film o i programmi che piacevano loro, dal cinema più sofisticato ai varietà di Renzo Arbore; il tutto sotto lo sguardo indulgente di Fernando Pessoa che si affaccia sulla porta.