

PASSEGGIATA TABUCCHI 2
Piazza Garibaldi
La Piazza Garibaldi, centrale nella vita della comunità vecchianese, ha rivestito un ruolo importante nell’immaginario giovanile dello scrittore tanto da divenire protagonista del suo romanzo d’esordio, Piazza d’Italia (1975): la storia di un borgo toscano e dei suoi abitanti nell’arco storico dall’Unità d’Italia ai primi anni Sessanta del Novecento. Nel romanzo, le vicende narrate vengono filtrate attraverso la vita di una famiglia di ideali garibaldini secondo il susseguirsi delle generazioni e gli intrecci con la vita del paese.
La piazza, verosimilmente, ha ricevuto la denominazione attuale nei primi del Novecento quando fu realizzata una statua di Garibaldi da collocare al centro. Secondo le testimonianze di alcuni Vecchianesi, tra cui Piero Chicca, fu ritenuta così brutta da essere demolita a furor di popolo. Ne fu così realizzata una seconda che andò distrutta durante i bombardamenti del 1944. Infine, una terza statua, di dimensioni più piccole, venne ricollocata sul basamento preesistente e campeggia tuttora al centro della piazza. Un tempo area sterrata utilizzata come parcheggio, è stata riqualificata alla fine degli anni Ottanta per iniziativa dell’Amministrazione del Sindaco Emilio Spinesi, ma la sua realizzazione venne portata avanti dall’Amministrazione di Giancarlo Lunardi. Nell’aprile del 2012 l’Amministrazione Comunale ha deliberato di affiancare alla toponomastica ufficiale l’espressione “Piazza d’Italia” in omaggio appunto al celebre romanzo.
Sulla piazza, all’incrocio con via Barsuglia, si affaccia la casa materna di Tabucchi ed è proprio dalle sue finestre che lo scrittore ha imparato a guardare il mondo. Possiamo dunque ipotizzare che egli, allora giovanissimo, si sia lasciato affascinare non solo dall’epopea garibaldina, ma anche dalla vita concreta e pulsante della piazza, dove gli ideali anarchici e repubblicani circolavano ed erano per tradizione profondamente radicati. Così, trasfigurata dal linguaggio narrativo, la piazza diviene emblema della vita di una comunità e delle sue trasformazioni nel tempo. Lo stesso autore ebbe a sottolineare, in un’intervista del maggio 2011, l’importanza delle piazze all’interno della vita delle città e dei paesi:
«La piazza nella cultura italiana ed europea occidentale è un luogo fondamentale di ritrovo, è un luogo non solo monumentale, ma anche simbolico. Si va in piazza. […] Il fatto di possedere un centro […] fa sì che noi abbiamo mentalmente una geografia di noi stessi e del luogo che abitiamo. […]. Noi Italiani […] nella nostra urbanistica ontologica, […] abbiamo bisogno di un centro.»
Ed è qui in Piazza Garibaldi, ovvero Piazza d’Italia, che i personaggi del romanzo vivono i passaggi importanti della loro storia personale che interseca la Storia con la “S” maiuscola, attraverso le inaugurazioni successive di monumenti che via via accompagnano l’Unità d’Italia, l’avvento del Fascismo, la sua caduta e la nascita della Repubblica e che, a ogni passaggio, vengono abbattuti con furore.
La piazza, dunque, come teatro in cui la comunità si rappresenta, non solo attraverso i grandi eventi, ma anche con le più minute storie individuali. Un luogo polivalente, insieme storico, economico, sociale e rituale che diviene specchio della storia del nostro paese tra Otto e Novecento.